Il Santo del giorno 10 ottobre è San Daniele Comboni, vescovo e missionario vissuto nell’800.
Egli è famoso per il suo amore smisurato per l’Africa e per i suoi abitanti, che secondo lui avevano forza, risorse e volontà per rialzarsi dopo essere stati sfruttati per secoli.
Conosciamo meglio questa importante figura religiosa: vediamo chi era, cosa fece, perché è importante e perché è stato canonizzato.
Daniele Comboni nacque a Limone del Garda nel 1831.
Proveniva da una umile famiglia contadina ed ebbe un’infanzia piuttosto dura.
Non solo i suoi fratelli morirono ancora bambini lasciandolo solo ma, ancora piccolo, dovette andare a lavorare nei campi per aiutare i genitori.
Adolescente, si trasferì a Verona per frequentare la scuola fondata e gestita da Don Mazza destinata ai ragazzi poveri.
Conoscere il mondo delle missioni fu per il giovanissimo Daniele una folgorazione.
Nel 1854 Daniele divenne sacerdote e partì per Khartoum (attuale Sudan) insieme a qualche compagno.
Fin da subito si appassionò alla cultura e alle esigenze della popolazione africana e si mostrò sensibile alla questione del loro sfruttamento.
Il motto che guidò la vita e l’opera di Daniele Comboni fu “salvare l’Africa con l’Africa” e, anche quando la malaria lo costrinse a rientrare in Italia, il sacerdote non smise mai di venire meno a questa sua missione.
Fondò due gruppi di missionari, uno maschile ed un altro femminile, noti oggi come Missionari e Missionarie Comboniane.
Lo spirito che sempre animò San Daniele ed i suoi missionari, fu quello di coinvolgere gli stessi africani, in modo attivo, nella ripresa del Continente.
L’Africa, a suo avviso, doveva salvarsi insieme agli africani stessi.
Per tale motivo coinvolse nel progetto uomini e donne africani.
Dopo la nomina a Vescovo dell’Africa Centrale, Daniele partì di nuovo in missione.
Ammalatosi gravemente, si spense a Khartoum nel 1881.
Un miracolo, in particolare, ha contribuito alla canonizzazione di Daniele.
Si tratta della guarigione di Lubna Abdel Aziz, una giovane donna africana che, a causa di complicanze post partum, si ridusse in fin di vita.
Trasfusioni ed operazioni chirurgiche non sortirono alcun effetto, ma Daniele la salvò.
Lubna era musulmana, ma l’amore e la generosità del vescovo e missionario non avevano confini e non conoscevano distinzioni fra gli esseri umani.