Impara a riconoscere lo stile shabby chic.
Tra i vari significati dell’aggettivo inglese “shabby” il dizionario riporta: consunto, logoro, trasandato, cencioso e pure, con traslato morale, vergognoso e ignobile.
Insomma, se in inglese ti chiamano shabby, non è una bella cosa. Può esserlo, però, con riferimento a un preciso stile di arredamento che nasce nella vecchia Inghilterra sul finire dell’età vittoriana.
È uno stile che prende le mosse dalle vecchie case di campagna britanniche. È proprio in quelle avite e un po’ derelitte dimore che si vedevano (e si vedono) alcuni degli elementi che caratterizzano questo stile di arredamento: vecchi divani sciupati, carte da parati, tende chiare e pesanti, imponenti lampadari.
Tutto molto candido e molto “shabby”, in effetti, per non dire scialbo, smorto e noioso, ma de gustibus… E poi sono inglesi, ricordiamolo: noi non li capiremo mai, come loro non riusciranno mai a capire noi.
E insomma, lo stile cosiddetto “Shabby chic” ricava la sua ispirazione principale dalle case di campagna del nord Europa.
Più esattamente, la parola, l’aggettivo, in architettura e design di interni ha preso a designare la possibilità di dare nuova vita a vecchi oggetti, ma senza effettivamente riciclarli.
Tutti i mobili vengono ridipinti in sfumature chiare che vanno dal tortora, al panna, al bianco latte: e la finitura polverosa conferisce al tutto una sensazione come di un lungo abbandono senza la protezione di provvidenziali lenzuola. Sono inglesi, ribadiamo il concetto…
I mobili sono parecchio lavorati e recano spesso intarsi, fregi e altre lavorazioni invero abbastanza pesantine e fin quasi kitsch: a “salvarle” spesso sono solo le varie mani di colore applicate sopra.
Anche i tessuti hanno un ruolo importante in questo stile. È molto adoperato il lino, ma anche il cotone. Abbondano copriletto, merletti, pizzi, fantasie d’epoca tutte fiori.
E infine in questo stile molto britannico fanno la loro parte anche gli oggetti vintage: teiere, cassettoni, poltrone e chi più ne ha.
Come si diceva sopra, de gustibus.