Glifosato nei ceci in scatola: lo dice la rivista tedesca Ökotest
Glifosato nei ceci in scatola. I ceci, si sa, sono una eccellente fonte di proteine vegetali e anche di ferro. Non solo, trovano anche un sacco di impieghi diversi in cucina, il che li rende un prodotto di larghissimo uso.

Ma non è che contengono tracce di pesticidi? La domanda se l’è fatta la rivista tedesca di difesa del consumatore Ökotest, che ha voluto mettere a confronto venti prodotti diversi, tedeschi ma non solo.
L’analisi commissionata da Ökotest si è concentrata sui ceci già pronti. Si voleva capire se nei ceci ci fossero tracce di pesticidi e tra questi, in particolare, si puntava sul glifosato, un erbicida cosiddetto “totale” in libera produzione dal 2001, l’anno in cui è scaduto il brevetto detenuto dalla Monsanto.
Le 20 marche sottoposte a test erano sia in vetro che in lattina e si trattava di confezioni comprate sia nei normali supermercati che nei discount.
Ma veniamo ai risultati.
I risultati
Dal lato delle buone notizie, va notato subito che su 20 prodotti testati 14 sono usciti bene dalla prova, ottenendo una valutazione pari a “molto buono”. In questa classifica virtuosa tra i ceci migliori ci sono anche quelli a marchio Cirio e quelli bio della Rapunzel (Raperonzolo in tedesco).
Sul fronte delle brutte nuove, invece, la prova ha messo in luce che il glifosato ormai è un problema anche per i ceci. Ne sono state trovate delle tracce in sei lattine, sia pure nei limiti di legge.
Va rammentato che diverse ricerche hanno messo in relazione l’esposizione a questa sostanza con gravi rischi per la salute. Tra l’altro si ritiene che il glifosato possa alterare il sistema endocrino e il microbiota intestinale, e danneggiare il fegato.
Tracce di glifosato sono state trovate, per esempio, nei ceci della Bonduelle (canadesi) e nei Freshona di Lidl (argentini), ai quali, nonostante ciò, è stato dato un giudizio “buono”.
Va anche notato che su alcune etichette non era indicata la provenienza dei ceci. Tutti quelli italiani, però, hanno ottenuto il lusinghiero giudizio di “molto buono”, il che prova ancora una volta come sia necessario leggere bene le etichette per sapere, in particolare, da dove vengono i prodotti che mangiamo.
Non solo glifosato
Il laboratorio incaricato dei test ha trovato anche tracce dell’insetticida pirimifos metile, che tra le altre cose risulta molto nocivo per i pesci e per le api.
In un’altra marca è stato trovato invece l’acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D), un diserbante.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica questa sostanza di sintesi come potenzialmente cancerogena, mentre l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) la ritiene pericolosa per mari e fiumi.