L’equiseto è un’erba officinale usata come farmaco da molto tempo, fin dal Medioevo.
È conosciuto anche come “Coda Cavallina” per il suo aspetto evocativo, rimasto immutato nel corso dei secoli, ragione per cui è considerata alla stregua di un fossile vivente.
I suoi benefici sono davvero molteplici.
Scopriamoli insieme.
L’equiseto è un erba medicamentosa ricca di principi attivi come sali di potassio, saponine, fitosterlolo, acidi salicidico, aconitico, malico e gallico, alcaloidi, pulustrina, tannini, flavonoidi, vitamina C.
Appare chiaro, quindi, che è un prezioso rimineralizzante. Potassio e sali di potassio contribuiscono ad accrescere l’elasticità cutanea e a mantenerci in salute.
Agisce come depurativo e diuretico, agendo su reni e fegato e sgonfiando l’organismo in presenza di ritenzione idrica.
È un antiemorragico in grado di ridurre le mestruazioni abbondanti, ma non solo. Ha virtù emopoietiche, ovvero può contribuire alla produzione di globuli rossi e bianchi, contrastando infezioni in essere.
Ai fini erboristici vengono utilizzati i fusti sterili secchi e il succo fresco.
Impariamo a riconoscerlo.
L’equiseto appartiene alla famiglia delle Equisetacee e alle felci Pteridofite. È una pianta erbacea europea che cresce spontaneamente in luoghi umidi, incolti vicino ai corsi d’acqua.
Il suo rizoma sottile e molto esteso si presenta strisciante e ramificato. Da qui, in primavera, partono i fusti fertili e quelli sterili, nodosi e alti fino a 30 centimetri. I primi sono privi di ramificazioni, sulla cima vantano spore raccolte in una spiga color ocra. Quelli sterili, invece, sono molto ramificati e nodosi, di colore verde scuro per la presenza di clorofilla.
Le foglie sono assenti, ma sono ornati da una guaina lancelolata e acuminata. Non fiorisce, ma si riproduce attraverso le sue spore.
I fusti fertili vanno raccolti immediatamente o quasi, ben prima che appaiano gli sporangi e vanno consumati freschi. Quelli sterili, invece, si tagliano circa 10 centimetri al di sopra del terreno quando sono ben sviluppati (tra maggio e giugno) e devono seccare al sole su un foglio di carta.
Questa piantina officinale attecchisce facilmente al sole o all’ombra, ma ama la luce.
Non patisce le basse temperature, ma predilige terreni ricchi e leggeri, con Ph neutro. Esige di essere mantenuto umido, soprattutto a livello radicale. Possiamo coltivarlo in casa e curare la sua irrigazione con una certa attenzione o piantarlo accanto a rivoli d’acqua.
Gli impieghi dell’equiseto spaziano in svariati campi.
Con i fusti sterili essiccati possiamo preparare:
In cucina si utilizzano i fusti fertili freschi per realizzare un succo remineralizzante o come contorno, lessati, fritti o impanati.
Ricordiamoci di raccoglierli prima che si sviluppino le spore!
Con i gambi di equiseto secchi è possibile scrostare le pentole; vanno utilizzati come la spugnetta abrasiva, ma sono meno aggressivi e rispettano i materiali.
Sono anche un colorante naturale che permette di tingere i capi di giallo pastello.
Dalle rilevazioni scientifiche risulta che l’equiseto è presente sulla terra da oltre 300 milioni di anni e discende dalle piante giganti.
Le sue virtù erano già apprezzate dai Sumeri 5000 anni or sono a scopi medicamentosi, per medicare tagli e contusioni e ridotto in polvere era utilizzato per pulire le stoviglie.
N.B: Prima di assumere qualsiasi rimedio naturale è sempre bene rivolgersi al proprio medico di fiducia.
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