Hantavirus, un nuovo caso in Cina ed è subito psicosi! C’è da preoccuparsi?

Hantavirus. ecco cosa c’è da sapere!

In un clima decisamente vicino all’esasperazione quale quello che viviamo in questi giorni a causa della diffusione del Coronavirus, dal 25 marzo 2010 un nuovo spiraglio di timore si apre nella coscienza collettiva.

Rieccoci in Cina, Yunnan. Un uomo si sente male su un autobus e muore. Ne analizzano le cause ed è positivo. Al Coronavirus? Ebbene no. E’ positivo ad un altro temibile virus assai peggiore del Covid: l’Hantavirus. Crudele, letale, causa una infezione e una sindrome polmonare grave. Si trasmette nel classico modo con cui si trasmette un banale raffreddore, restando nell’ambiente anche per diversi giorni. La mortalità media che causa si aggira sul 36% e colpisce una fascia che va dai 5 agli 80 anni. Le due forme potenzialmente letali per l’uomo sono la HFRS ovvero la febbre emorragica con sindrome renale e l’HPS, la sindrome polmonare da Hantavirus.

Rassicuratevi subito: in Italia non ci sono mai stati casi. Negli USA fino ad oggi sono stati circa un migliaio (in più anni), in Europa (ad es. Croazia e Francia) è abbastanza diffuso ma il numero di vittime mietute all’anno è sempre stato basso (da 4 a 100 a seconda delle Nazioni). Inoltre secondo quanto dichiarato al Global Times Yang Zhanqiu: “Non c’è motivo di preoccuparsi per l’hantavirus, è una malattia prevenibile e controllabile e ci sono vaccini”.

Hantavirus

Da cosa si origina l’Hantavirus?

Dai roditori, compresi quelli selvatici che a qualcuno piace tenere in casa. Fra le tante malattie che portano, c’è anche questa. Non è il caso tuttavia di abbandonare i piccoli roditori domestici come è accaduto inevitabilmente per gatti e cani nel caso del Covid-19!

Perché i roditori possano essere pericolosi devono comunque essersi infettati e ciò dipende da diversi fattori che aumentano o diminuiscono la possibilità che contraggano il virus. La trasmissione dall’animale all’uomo non è poi così facile. Avviene attraverso l’inalazione o venendo a contatto con urina, escrementi o saliva di un animale infetto. C’è da dire anche che una volta preso il virus gli animali non lo prendono più.

Hantavirus, a cosa fare attenzione

Le accortezze che possiamo adottare per evitare che anche questo flagello ci colpisca (o ci dia il colpo di grazia, dipende dai punti di vista) sono queste:

  • Evitare ambienti o luoghi dove potrebbe esserci stato terreno fertile per lo sviluppo dell’infezione, quindi ambienti con presenza di topi e dove ci sono tracce delle loro deiezioni (in quel caso, non ci mettete le mani ma chiamate una ditta di disinfestazione);
  • lavarsi molto spesso le mani;
  • tenersi a distanza da chi è infetto, laddove aveste la sfortuna di incappare in qualcuno infettato, quindi niente baci o rapporti intimi se la sfortuna fosse proprio al top e si trattasse della vostra dolce metà o di un familiare. Si sottolinea comunque che non tutte le varianti di Hantavirus si trasmettono da uomo a uomo, una trasmissibile per esempio è quella Sudamericana provocata dal Virus Ande;
  • non sterilizzare i gatti, antagonisti per eccellenza dei ratti o per lo meno non contribuire alla loro diminuzione;
  • non distruggere le trappole per topi solo perché siete animalisti convinti all’estremo, perché significherebbe sottovalutare un bel pericolo.

Qualche cenno storico:

L’Hantavirus è stato identificato negli anni 50 durante la Guerra di Corea. Ad essere colpita fu una base americana stanziata vicino al fiume Hantaan (da qui il nome) e furono contagiati circa 3000 soldati americani di cui ne morì il 10-15%. La convinzione è che il virus fosse già presente in natura e poiché soltanto alcune mutazioni di esso provocano la malattia, è passato tranquillamente inosservato fino al secondo dopoguerra, attribuendo intanto le morti ad altre cause. La prima infezione importata (quella della variante delle Ande) è stata confermata tale solo nel 2018.